Ericlea Domenica 30 Aprile 2017

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Prefazione Dott. Francesco Messineo, già Procuratore capo di Palermo. Romanzo Ericlea di Orazio Santagati

 

“La mafia, come tutte le cose umane, ha avuto un inizio e avrà una fine…”

Questa frase, così nota da rendere persino superflua la citazione del suo autore, Giovanni Falcone, è espressa in tali termini di certezza da costituire un ineludibile elemento fondante per qualsiasi discorso sulla mafia.

E tuttavia Orazio Santagati, nel suo Ericlea, che per questo aspetto potrebbe essere definita un’opera di utopia negativa, inizia la narrazione sollevando una inquietante ombra di dubbio.

Siamo nell’anno 2042 e la mafia non solo non si è estinta, ma ha anzi acquisito il dominio sulla intera umanità e ne controlla i governi, ridotti peraltro a semplici strutture formali, mere apparenze, dato che il potere effettivo, in ogni parte del mondo, è esercitato dai fiduciari locali di Cosa Nostra, capi delle famiglie, a loro volta soggetti all’assoluto potere del capo dei capi, don Salvatore Sinagra.

Di più, la mafia possiede una straordinaria capacità di riprodurre se stessa nelle sue forme storiche, tanto che il padrino don Sinagra può concedersi il lusso e il gusto di ricreare, nell’isola caraibica di Ericlea, la perfetta replica di un paese mafioso della Sicilia, con tutte le sue manifestazioni tradizionali: l’omertà, il pizzo, i killer e ogni altro elemento dello scenario mafioso nella Sicilia della seconda metà del Novecento.

Da questo incipit insolito e coinvolgente prende il via una complessa e molteplice trama, piena di invenzioni narrative, che cattura l’attenzione del lettore, costringendolo a leggere senza interruzioni, anche se alcune parti meritano ampiamente una rilettura.

Il ruolo di protagonista della vicenda è assunto da un giovane italo-americano di origini siciliane, Nikolas Santangelo, eroico pilota di guerra, inizialmente del tutto alieno e lontano dagli schemi subculturali mafiosi, e soprattutto inconsapevole delle sue ascendenze mafiose che lo porteranno a incontrarsi con don Sinagra, scoprendo progressivamente uno scenario fibrillante di continue emozioni…

Sulla trama non diremo altro, per non togliere al lettore il gusto di immergersi in una narrazione piena di colpi di scena, agnizioni, inaudite crudeltà, violenze e teneri sentimenti, fino a una imprevista conclusione, nello scenario della Terra devastata dalle pratiche criminali della mafia e da un inquinamento selvaggio e globale che costringe le città a munirsi di schermi protettivi per tentare, senza peraltro riuscirvi sempre, di salvare gli abitanti da micidiali radiazioni.

Diremo soltanto che in Nikolas, almeno inizialmente, la natura quasi genetica del vincolo familiare mafioso sembra prevalere e affermarsi in modo prepotente ed esclusivo, richiamandolo con forza irresistibile a un passato di violenza e di oscure vendette attuate con spietata e micidiale crudeltà.

 

 

 

Volendo ascrivere Ericlea a un genere letterario, potremmo dire che, anche se sono presenti elementi che conferiscono un sapore realistico alla narrazione, come l’uso di autentici cognomi di mafiosi e il riferimento a fatti reali, il romanzo di Santagati si distacca nettamente dal genere dei libri di mafia o sulla mafia e approda a un suo originale risultato.

Nel romanzo emergono innanzi tutto echi e suggestioni letterarie colte. Don Sinagra che ricrea nella sua isola un perfetto scenario mafioso ci richiama alla mente il personaggio pirandelliano don Ippolito Laurentano,  che si circonda di comparse travestite da soldati borbonici per ricreare il suo amato mondo distrutto dall’Unità d’Italia. E non sarebbe fuor di luogo un richiamo ai saggisti del Settecento e ai grandi romanzi d’avventura utopica, come Daniel Defoe con il suo Robinson Crusoe o Jonathan Swift dei Viaggi di Gulliver, racconti apparentemente fantastici, ma in realtà illustrativi di temi sociali del loro tempo, per la analoga capacità che dimostra Santagati nel veicolare, attraverso vicende romanzesche, solide considerazioni sulla nostra condizione.

In tema di suggestioni letterarie sarebbe poi particolarmente appropriato richiamare il feuilleton ottocentesco, con le sue complicate trame, create per il gusto del lettore.

E in verità Ericlea è appunto un ampio, suggestivo affresco, percorso dal gusto di raccontare, di attraversare scenari sempre vari e pieni di fascino, condotti per mano dall’io narrante Nikolas Santangelo, guida e compagno di avventure del lettore.

Emergono con evidenza la grande abilità dell’autore di disegnare una trama piena di continui colpi di scena che catturano e tengono desta l’attenzione del fruitore e di costruire dialoghi serrati ed essenziali che danno al lettore la sensazione di partecipare agli avvenimenti narrati.

L’uso di una forma narrativa distesa e tradizionale, in apparente contrasto con gli scenari ipertecnologici descritti, contribuisce a rendere gradevole la lettura, assicurando al lettore un vivace divertissement, accompagnato però da seri spunti di riflessione.

 

 

Francesco Messineo

Magistrato a r.   (*)

 

(*)  già Procuratore della Repubblica di Palermo

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